È entrato in vigore dalle 8 di lunedì 28 settembre il tetto ai prezzi dei carburanti fissato da Eni sulla rete Enilive: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Il limite, annunciato venerdì 25 settembre, ha una durata iniziale di 30 giorni e può essere esteso fino a fine anno in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Nelle stesse ore anche IP, controllata dall’azienda energetica azera Socar, ha annunciato un limite analogo, da applicare progressivamente e senza che siano ancora stati comunicati i valori.

Secondo l’Osservatorio prezzi del Mimit, sulla rete stradale il prezzo medio self della benzina è passato da 2,159 a 2,152 euro al litro e quello del gasolio da 2,377 a 2,369 euro. In autostrada la benzina è scesa da 2,254 a 2,214 euro e il gasolio da 2,459 a 2,420 euro. Il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, ha osservato che l’effetto sulle medie nazionali è stato decisamente ridotto e che occorrerà attendere alcuni giorni per capire se le altre insegne adegueranno i listini.

Le verifiche sul territorio mostrano un’applicazione già operativa. A Roma, lungo via Appia Nuova e via Tuscolana, il gasolio self è a 2,19 euro e la benzina a 1,99 euro, senza code tra le 7.45 e le 9 del mattino. A Napoli un distributore di via Cristoforo Colombo ha erogato oltre 2mila litri di benzina in circa tre ore e mezza, fino a esporre il cartello “esaurito”. Il tetto è scattato anche in Lombardia, dove a Milano la benzina meno cara risulta comunque quella dell’Ip.

Condizioni del limite e rete coinvolta

Nel comunicato Eni indica che i due valori sono circa 17 centesimi inferiori ai livelli medi del momento e che il tetto è “correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore”. Secondo Il Fatto Quotidiano, se dopo il 5 ottobre le imposte dovessero salire, il limite sarebbe rivisto al rialzo di conseguenza. Enilive ha inoltre consigliato ai punti vendita convenzionati di adottare a loro volta il limite, promettendo ai gestori un rimborso fisso di 1.500 euro per compensare la vendita a prezzo ridotto di scorte acquistate a costi maggiori.

Gli impianti Eni sono 3.813 sulla rete stradale, pari al 18,2% del totale, e 102 in autostrada, pari al 23,2%. Ip conta 3.614 impianti stradali (17,3%) e 95 autostradali (21,6%). Le stime sulla quota complessiva divergono: si parla di oltre il 40% dei distributori secondo i dati Mimit citati dal Fatto e del 39% secondo Adnkronos, che indica circa 8.500 punti vendita su 22mila. Sul costo dell’operazione, il Corriere della Sera ha stimato per Eni circa 100 milioni di euro al mese, a fronte di circa 600 milioni di litri venduti mensilmente, cifra non confermata dalla società. Sulla rete IP i listini non sono ancora scesi: in alcune aree il gasolio self è a 2,289 euro e la benzina self a 2,109 euro. Il Codacons ha commentato che la concorrenza “fa bene agli automobilisti” e ha sollecitato altre compagnie a seguire l’esempio.

Accise, governo e tassazione degli extraprofitti

La misura di Eni è arrivata alla vigilia della seconda riduzione dello sconto sulle accise del gasolio. Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri il 16 settembre ha prorogato il taglio fino al 5 ottobre, riducendolo da 17 a 12,2 centesimi al litro dal 18 al 25 settembre e a 6,1 centesimi dal 26 settembre, Iva inclusa. L’aliquota è passata da 572,90 a 622,90 euro per mille litri, contro i 672,90 dell’aliquota piena. Dal 5 ottobre dovrebbe tornare operativo il meccanismo delle accise mobili. Il costo del provvedimento per il 2026 è di 111,8 milioni di euro.

Palazzo Chigi ha definito l’iniziativa di Eni un “lodevole atto di attenzione all’Italia”. Fonti di governo parlano di una moral suasion esercitata da tempo sulla società guidata da Claudio Descalzi, confermato alla guida di Eni dal governo a maggio. Forza Italia e Lega hanno sostenuto che la mossa supera l’ipotesi di una tassazione degli extraprofitti energetici, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ritiene, secondo la ricostruzione del Fatto, che un prelievo di questo tipo debba essere introdotto in modo coordinato a livello europeo.

Dopo l’annuncio di IP, il vicepremier Antonio Tajani ha rivendicato un’iniziativa “senza imposizioni dall’alto” e priva di nuove tasse, mentre la premier Giorgia Meloni ha parlato di un “segnale importante” e ha ringraziato il presidente azero Ilham Aliyev e il presidente di Socar, Rovshan Najaf. Nella nota di Socar l’annuncio è collegato alla partnership con la Figc, che dal 2027 al 2030 vedrà il gruppo come partner energetico delle nazionali, e all’intenzione di studiare l’estensione del limite alle stazioni a marchio Esso. I ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin hanno convocato i petrolieri per l’8 ottobre, con la richiesta di aumentare la produzione delle raffinerie.

Concorrenza e assetto della distribuzione

La Figisc, federazione dei gestori aderente a Confcommercio, sostiene nella nota del 26 settembre che sia l’azienda pubblica “a togliere le castagne dal fuoco” al posto dello Stato e che l’operazione “sconvolge il mercato distributivo”. Alcuni, riporta la federazione, parlano di posizione dominante, dumping e concorrenza sleale. Il presidente Bruno Bearzi ha aggiunto, in un’intervista a Repubblica, che oggi si riunisce il consiglio nazionale, che seguirà un confronto con Faib e Fegica per una linea unitaria e che il ricorso all’Antitrust non è escluso, pur in assenza di una posizione ufficiale. Secondo Bearzi solo le società integrate verticalmente possono replicare l’operazione, mentre chi acquista carburante da rivendere in convenzione, circa il 50% della rete, subirà un calo delle vendite.

Assopetroli-Assoenergia, che rappresenta circa 12mila distributori indipendenti, pari alla metà delle stazioni, ha riunito d’urgenza il comitato di presidenza. Il segretario generale Sebastiano Gallitelli ha dichiarato a Radiocor che la misura “porta sicuramente vantaggi ai consumatori”, ma rischia di avere effetti di stortura sulla filiera, perché gli operatori indipendenti hanno condizioni di acquisto più alte di quelle di Eni e perderebbero su ogni litro venduto. Il presidente Andrea Rossetti ha definito la misura “distorsiva del mercato” e ha fatto notare che il tetto non riguarda l’extra rete, il canale all’ingrosso da cui si riforniscono pompe bianche, pesca, agricoltura e autotrasporto. L’economista Alessandro Giraudo (Inseec Parigi) ritiene, in un’intervista a Quotidiano Nazionale, che le altre compagnie non si adegueranno, come in Francia dopo la mossa di Total, e che si vedranno “forti differenze di prezzo tra un distributore e l’altro”.

Il settore è già stato oggetto di un procedimento dell’Antitrust italiana: a settembre 2025 l’AGCM ha sanzionato per 936,7 milioni di euro Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil per un’intesa sulla componente bio del prezzo, in vigore dal primo gennaio 2020 al 30 giugno 2023, decisione che Eni ha contestato. Nella sua nota la Figisc ipotizza inoltre che ai massimi livelli vi sia stata “una concertazione complessa”, perché l’operazione sarebbe troppo “perfetta”: è una valutazione della federazione, senza riscontri documentali. Le fonti consultate non riportano esposti o istruttorie formali dell’AGCM o della Commissione europea sul tetto di Eni, che detiene circa il 20% della rete retail. Eni aveva già adottato un’iniziativa analoga nei weekend dell’estate 2012, con un effetto di riequilibrio temporaneo sui prezzi medi.

Il precedente francese e il quadro europeo

Il modello richiamato dalla Figisc è quello di TotalEnergies in Francia, che in primavera ha introdotto un tetto di 1,99 euro per la benzina e di 2,25 euro per il gasolio. Dopo l’allentamento di fine giugno, il limite è stato ripristinato il 22 luglio su tutta la rete francese. A metà luglio la federazione FF3C delle stazioni indipendenti ha presentato un ricorso all’Autorità francese della concorrenza per concorrenza sleale, e la portavoce del governo Maud Bregeon ha riferito che circa una stazione su dieci era priva di almeno un tipo di carburante, in maggioranza impianti TotalEnergies.

Il contesto è quello di prezzi record. Secondo il Weekly Oil Bulletin della Commissione, nella settimana del 21 settembre il prezzo medio del diesel nell’Unione ha raggiunto 2,23 euro al litro, contro 2,16 della settimana precedente, e un’analisi dell’AFP riferisce massimi in 19 Paesi, tra cui Italia, Germania e Francia. Il Brent è a 106,7 dollari al barile, il gas Ttf a 73,81 euro al megawattora e il titolo Eni ha guadagnato l’1,52% a Piazza Affari.

Sul piano istituzionale, il commissario all’Energia Dan Jorgensen ha scritto ai ministri dei Ventisette, in una lettera visionata da Bloomberg ed Euronews, che l’Europa affronta una crisi dei prezzi collegata a una crisi di approvvigionamento, invitandoli a valutare misure per ridurre la domanda di gas ed elettricità “per tutto il tempo necessario”. La lettera riguarda gas ed elettricità e non i carburanti. Le scorte di gas sono poco sopra il 70%, contro un 86% tipico del periodo, con l’Italia all’86,3% e la Germania al 57% secondo i dati Gie, e la Commissione suggerisce di usare la flessibilità del regolamento per un obiettivo di riempimento dell’80% invece del 90%. Nel comunicato Eni cita inoltre la carenza di capacità di raffinazione, con quasi 30 raffinerie chiuse in Europa negli ultimi 15 anni, mentre la Figisc indica una capacità scesa in Ue da 825 a 517 milioni di tonnellate annue tra il 1980 e il 2025.

Ricadute sull’autotrasporto e prossime scadenze

Il tetto non risolve la situazione dei settori più esposti al costo del gasolio. Il comitato degli autotrasportatori siciliani ha proclamato un fermo dei semirimorchi nei porti dell’isola dalle 00.01 del 16 ottobre alla mezzanotte del 20 ottobre. Il coordinatore Salvatore Bella ha indicato perdite tra 700 e 900 euro al giorno per ogni camion. I sindacati dei taxi Unica Taxi Filt Cgil e Uiltrasporti hanno definito la situazione “insostenibile” e non escludono il fermo del servizio in assenza di risposte dal governo.

Le prossime scadenze sono ravvicinate. Il 5 ottobre termina lo sconto sulle accise del gasolio, l’8 ottobre è fissato l’incontro governativo con i petrolieri e alla fine di ottobre scade il primo periodo di 30 giorni del tetto Eni. Da quella data si vedrà se Eni lo prorogherà, se IP renderà noti i valori del proprio limite e se altre compagnie, tra cui Esso, adotteranno misure analoghe.

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